L’Accordo di associazione con l’Unione Europea è stato condotto con gravi lacune informative verso i cittadini sammarinesi, finendo per intrecciarsi in nodi complessi che richiedono ora sondaggi ciclici per reggerlo.
L’ultimo, promosso dal Centro Ricerche per le Relazioni Internazionali dell’Università di San Marino, è stato lanciato con grande clamore e verrà svelato il 5 maggio, alla vigilia della riunione del COREPER, l’organo dei rappresentanti permanenti Ue. Essenziale per un accordo “misto”, questo passaggio precede la ratifica del Parlamento europeo e dei 27 Parlamenti nazionali: basta un no per bloccare tutto.
La Segreteria di Stato agli Esteri attende con ansia questo snodo. Mentre Andorra annuncia un referendum – prospettiva che agita il Palazzo Pubblico – e rifiuta l’attivazione provvisoria, il nostro Governo, con il Segretario Beccari, è costretto a richiederla unilateralmente. Un azzardo: San Marino subirebbe gli effetti senza certezze, esponendosi a squilibri devastanti.
Le prime indiscrezioni del sondaggio su 1.400 persone indicano il 35,8% con percezione positiva, 22,1% negativa e 42,1% senza aspettative significative. I Capi Famiglia contestano metodo, campione e trasparenza, lamentando l’assenza di informazione adeguata, che mina la credibilità.
Questi rilevamenti, pagati dai contribuenti, paiono più propaganda che scienza, dopo anni di consulenti, eventi e viaggi opachi. Eppure alcuni media li interpretano come maggioranza favorevole a un referendum ipotetico.
La via chiara? Un referendum vero, come ad Andorra, usando la democrazia diretta sammarinese. Il Governo rabbrividisce all’idea, preferendo decisioni élitarie: “I cittadini non capirebbero”, si dice dall’alto.
Subordinare l’Accordo a un voto popolare salverebbe dignità e sovranità. San Marino appartiene ai suoi cittadini, non ai potenti di passaggio: tuteliamola con la loro voce, non con percezioni pilotate.


