Il 29 aprile, in Commissione Affari Esteri, Luca Beccari ha messo a verbale di «incrociare le dita» in vista del Coreper del 6 maggio. È una frase che dice molto: un Segretario di Stato che ricorre alla scaramanzia, poco prima del voto su un trattato negoziato per un decennio, è un ministro che non controlla più il proprio dossier. A confermarlo, i fatti: lunedì 5 maggio la Bulgaria ha depositato una riserva tecnica in EFTA, martedì 6 il punto al Coreper non è stato neanche chiamato in discussione, l’appuntamento al Consiglio dei Ministri dell’11 maggio si è sgretolato. La tanto annunciata firma entro la presidenza cipriota, sbandierata in ogni comunicato tra fine giugno e i primi di luglio, è ormai una promessa svanita. A un certo punto, anche il Congresso di Stato dovrà tornare su questo argomento.
Serve una cronologia, perché il calendario delle parole pesa quanto quello degli atti. L’11 marzo, davanti alla Commissione Affari Esteri, Beccari ha dichiarato di aver «verificato direttamente» la posizione bulgara, assicurando che «non esiste alcuna contrarietà» al percorso europeo di San Marino. Il 14 marzo, a Serravalle, ha confermato «aprile» come mese del Coreper. Aprile è passato senza alcuna riunione decisiva. Ci si è accontentati del 6 maggio. Il 29 aprile, ancora in Commissione, ha parlato di «novità molto positive», con il via libera definitivo della Spagna e la Germania pronta a formalizzare la propria posizione. Il 5 maggio, in conferenza stampa, ha ribadito la fiducia e invitato a sperare. Il 6 maggio Sofia ha bloccato la pratica. Quattro mesi di rassicurazioni sono crollati in ventiquattro ore.
La colonna portante della narrazione della Segreteria Esteri si chiama distinzione tra «investitori privati» e «istituzioni statali». L’idea è che ci sia un contenzioso privato, legato alla BSM, affidato al Tribunale di San Marino, e un negoziato europeo, gestito in modo separato e indipendente dai governi. È una favola destinata all’opinione pubblica sammarinese, costruita per tenere fuori dall’agenda politica interna il fatto che il dossier BSM ha un’ombra europea. Il 6 maggio quella favola si è scontrata contro la riserva di un rappresentante permanente che, per chi conosce la macchina di Bruxelles, è chiaro: riceve istruzioni dirette dal proprio governo. Il rappresentante permanente bulgaro presso l’UE non è un investitore privato; la riserva è un atto formale dello Stato bulgaro. In sede Coreper, il dossier privatistico e quello statale sono lo stesso dossier. È così da febbraio, quando già si scriveva su queste pagine, mentre il Congresso di Stato gridava al ricatto.
Resta da capire che tipo di problema politico abbia oggi un Segretario di Stato che per quattro mesi assicura che la Bulgaria non si opporrà e poi, al giorno del voto, si trova davanti a una riserva. Le ipotesi sono due, entrambe gravi. Primo scenario: Beccari conosceva il rischio bulgaro e l’ha minimizzato in pubblico per non legittimare la lettura della controparte. È mancanza di trasparenza verso il Consiglio Grande e Generale e verso il Paese, che ha il diritto di sapere su quale terreno si gioca un trattato di portata storica. Secondo scenario: Beccari non sapeva. È un problema di intelligence diplomatica. In nessuno dei due casi il risultato del 6 maggio è un incidente di percorso. È l’esito prevedibile di una linea che ha scelto la rassicurazione a


