Un grave caso di corruzione di minorenne e pornografia minorile è stato giudicato a porte chiuse dal Tribunale di San Marino. La vittima, una ragazza di 14 anni, ha visto i genitori costituirsi parte civile, assistiti dall’avvocata Gianna Burgagni, mentre l’Authority per le pari opportunità era rappresentata dall’avvocata dello Stato Serena Lettoli.
L’imputato, assente in aula, era difeso dall’avvocata d’ufficio Valentina Gatti, che ha richiesto il patteggiamento. Il giudice Adriano Saldarelli ha accolto l’istanza, applicando la pena concordata, detentiva e significativa ma comunque oggetto di dibattito.
I reati contestati, agli articoli 177 e 117 ter del Codice penale, puniscono chi eccita un minore di 18 anni alla corruzione sessuale con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, e chi utilizza minori per materiale pornografico con pene più severe, aggravate se la vittima ha meno di 14 anni.
Questa norma sul patteggiamento solleva critiche: preclude alla parte lesa un risarcimento automatico, imponendo una causa civile separata con ulteriori traumi emotivi, psicologici ed economici. Serve una revisione per reati tanto aberranti, tutelando meglio le vittime minorenni.


