San Marino, incentivi a sport e opere pubbliche: via libera in Commissione tra scontro politico e correttivi sui riconoscimenti. Poi il caso screening mammografico

GiornaleSM
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La IV Commissione Consiliare Permanente ha dato il via libera, dopo un confronto lungo e teso, al progetto di legge “Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva”, che estende il sistema di donazioni e agevolazioni fiscali anche all’intero patrimonio immobiliare pubblico dell’Eccellentissima Camera. Il testo ha ottenuto 9 voti favorevoli e 3 astensioni.

Il passaggio più contestato è stato l’articolo 6, considerato il nodo politico della riforma. La maggioranza ha scelto di ampliare il perimetro degli incentivi, mentre le opposizioni hanno espresso timori per un possibile spostamento del peso decisionale dalle istituzioni ai soggetti privati, nel caso in cui i contributi economici finissero per orientare le priorità delle opere pubbliche.

Emanuele Santi di Rete ha parlato di una modifica sostanziale dell’impostazione originaria, sostenendo che così si rischia di lasciare ai privati un’influenza eccessiva sulle scelte dello Stato. Sulla stessa linea Matteo Casali di Repubblica Futura, che ha richiamato l’attenzione sul pericolo di alterare la gerarchia delle priorità pubbliche in assenza di controlli adeguati.

Dalla maggioranza è arrivata una difesa compatta della norma. Paolo Crescentini del PSD ha sottolineato che molte strutture pubbliche, come le palestre scolastiche, hanno una funzione che va oltre lo sport. Aida Maria Adele Selva del PDCS ha definito limitante restringere gli incentivi al solo comparto sportivo, mentre Guerrino Zanotti di Libera ha invitato a leggere il provvedimento nella sua interezza e non soltanto in chiave di possibili abusi.

Il Segretario di Stato Rossano Fabbri ha rivendicato l’impianto della legge, spiegando che l’obiettivo è renderla attrattiva per imprenditori e privati, permettendo il recupero dell’investimento attraverso gli strumenti fiscali previsti. Ha riconosciuto il rischio di distorsioni, ma ha insistito sulla necessità di affrontarle con controlli efficaci anziché rinunciare a un meccanismo ritenuto innovativo.

Più lineare il percorso dell’articolo 7, dedicato ai riconoscimenti per i donatori. Le perplessità delle opposizioni si concentravano sulla formulazione iniziale, giudicata troppo ampia. Dopo una sospensione dei lavori, Fabbri ha presentato un testo corretto che limita i riconoscimenti a quelli di natura istituzionale, informativa o comunicativa, escludendo qualsiasi vantaggio economico diretto o promozionale per il donatore.

La nuova versione ha raccolto un consenso più ampio. Matteo Casali l’ha definita un miglioramento significativo rispetto al testo originario, mentre Emanuele Santi ha ritirato l’emendamento soppressivo annunciando il proprio sostegno. L’articolo 7 è stato approvato all’unanimità.

Nel voto finale sul progetto di legge, Rete e Repubblica Futura si sono astenute, pur riconoscendo i correttivi introdotti durante l’esame.

La seduta si è poi spostata sul terreno della prevenzione oncologica, dopo le notizie circolate su una possibile riduzione dello screening mammografico da annuale a biennale e su presunti obiettivi di contenimento dei costi legati alle mammografie.

Miriam Farinelli di Repubblica Futura ha difeso l’attuale modello sammarinese, sostenendo che i dati disponibili confermano l’efficacia dello screening annuale e che ogni ipotesi di modifica comporterebbe una responsabilità diretta sulla salute delle donne. Emanuele Santi ha duramente contestato l’ipotesi di un ridimensionamento, chiedendo chiarimenti immediati sull’eventuale obiettivo di ridurre del 25 per cento il numero delle mammografie.

Dalla maggioranza sono arrivat

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