Si accende il confronto in Consiglio Grande e Generale sulla commissione d’inchiesta legata al tentativo di acquisizione della maggioranza di Banca di San Marino e al presunto “piano parallelo”. In Aula sono arrivati tre testi diversi: quello di Alleanza Riformista, quello delle opposizioni RF-DML-Rete e quello sostenuto dalla maggioranza insieme alla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti. Il nodo principale resta la data di avvio dei lavori e la composizione dell’organismo.
Gian Nicola Berti di Alleanza Riformista ha rivendicato la necessità di una risposta immediata ai cittadini, distinguendo tra responsabilità penali, affidate alla magistratura, e responsabilità politiche, che spettano al Consiglio. Berti ha spiegato che la commissione dovrà muoversi senza interferire con le indagini in corso e ha annunciato emendamenti della maggioranza, tra cui l’anticipo dell’avvio dei lavori da gennaio a settembre 2026.
L’opposizione, con Giovanni Zonzini di Rete, ha contestato apertamente l’impostazione della maggioranza, accusandola di voler rinviare la commissione per ragioni politiche. Zonzini ha richiamato il precedente della commissione Banca CIS, istituita mentre erano ancora aperti i fascicoli giudiziari, parlando di una scelta in contraddizione con quella attuale. Forti critiche anche sulla composizione non paritetica, giudicata un meccanismo che rischierebbe di consegnare il controllo dei lavori alla maggioranza.
Il Segretario di Stato Stefano Canti ha invitato a cercare la più ampia condivisione possibile in una fase delicata per il Paese, anche alla luce dei recenti comunicati di Starcom. Sulla stessa linea Manuel Ciavatta del PDCS, che ha difeso la scelta di far partire la commissione solo dopo la fase più delicata dell’inchiesta giudiziaria, per evitare sovrapposizioni con il lavoro del Tribunale.
Nicola Renzi ha chiesto di fare piena chiarezza sui contatti con il gruppo bulgaro interessato a Bsm e su chi abbia sostenuto modifiche normative funzionali all’operazione. Emanuele Santi ha parlato apertamente di pressioni politiche e ha sollecitato risposte sui cosiddetti “fighters”.
Paolo Crescentini del PSD ha infine invitato tutti a cercare una sintesi, mettendo in guardia dal rischio che la commissione si trasformi nell’ennesimo terreno di scontro politico.


