L’utilizzo sempre più diffuso di strumenti di intelligenza artificiale per riscrivere contenuti giornalistici rappresenta una sfida crescente per l’integrità dell’informazione. Piattaforme automatizzate riescono a modificare articoli provenienti da fonti autorevoli, alterando strutture sintattiche e vocabolario mantenendo il significato originale, rendendo quasi impossibile riconoscere il plagio.
Decine di siti web hanno adottato chatbot in grado di parafrasare interi articoli senza citare le fonti originali, operando completamente automaticamente e senza supervisione umana. L’obiettivo dichiarato rimane il miglioramento del posizionamento nei motori di ricerca e l’aumento dei guadagni pubblicitari.
I sistemi tradizionali di rilevamento del plagio, come Grammaly, faticano a identificare testi rielaborati mediante intelligenza artificiale. Solo occasionalmente emergono messaggi di errore che tradiscono l’intervento di un chatbot, rivelando l’inganno al pubblico.
Il fenomeno oscilla pericolosamente tra l’aggregazione legale e il vero e proprio plagio. Articoli riscritti conservano spesso gli errori originali, confermando l’assenza totale di verifica umana nel processo di rielaborazione.
Esperti consigliano di diffidare da notizie che appaiono sospette, ricorrendo a strumenti di verifica come TrueMedia per video, ricerca inversa Google per immagini e GPTZero per testi. Il buon senso rimane la prima linea di difesa contro la disinformazione online.


