La guerra in Medio Oriente, scoppiata il 28 febbraio con gli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, ha bloccato lo Stretto di Hormuz, paralizzando il 20% dei flussi globali di petrolio e gas. Questo ha scatenato la peggiore crisi energetica dalla crisi del 1973, con costi extra per l’Europa che superano i 22 miliardi di euro in soli 44 giorni, pari a mezzo miliardo al giorno.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha denunciato l’impatto devastante sull’economia europea, annunciando misure urgenti al Consiglio europeo informale a Cipro. L’OCSE prevede per l’Italia una crescita ferma allo 0,4% nel 2026 e un’inflazione al 2,4%, con l’Europa che rallenterà all’0,8%.
In risposta, la Commissione ha lanciato il piano “Accelerate Eu”, promosso da Teresa Ribera, per accelerare elettrificazione ed efficienza energetica, riducendo la dipendenza dai fossili. Previsti aiuti di Stato temporanei per settori colpiti come agricoltori e trasporti, coprendo metà dei costi extra per il carburante.
L’Italia soffre prezzi dell’energia elettrica tra i più alti d’Europa, oltre 110 euro/MWh nel 2025, con divari fino a 100 euro/MWh rispetto al Nord Europa, minando la competitività industriale. Confapi denuncia distorsioni strutturali legate alla dipendenza dal gas.
Paradossalmente, il boom di solare ed eolico ha portato prezzi negativi in Spagna, Portogallo e Francia, ma senza benefici sulle bollette: nel Regno Unito si sono sprecati 1,67 miliardi di euro per spegnere turbine e riaccendere gas. La transizione pulita resta essenziale per l’autonomia energetica.


