Amnesty International ha presentato oggi a Roma il Rapporto 2026 sui diritti umani nel mondo, un’analisi su 144 Paesi che denuncia un assalto globale alla società civile e ai movimenti sociali.
L’università Roma Tre ha ospitato l’evento nell’Aula magna del Rettorato, confermando il suo impegno per la difesa dei diritti con iniziative come il codice anti-molestie e anti-discriminazioni.
Il documento descrive il 2025 come un anno di collasso in atto, con il mondo sull’orlo di un precipizio segnato da attacchi al multilateralismo, al diritto internazionale e alla giustizia globale.
Repressioni violente hanno colpito proteste in Nepal, Tanzania, Afghanistan, Iran, Cina, Egitto, India, Kenya, Usa, Venezuela, Turchia e Regno Unito, con arresti arbitrari e uso eccessivo della forza.
Negli Usa si registrano detenzioni arbitrarie di migranti, torture e sparizioni forzate; in Ecuador, El Salvador e altri Paesi latinoamericani, leggi soffocano le ong con controlli sproporzionati.
Governi e imprese hanno promosso software-spia e censura digitale, mentre tagli agli aiuti umanitari da parte di Usa, Canada e Europa hanno causato morti evitabili, a fronte di aumenti delle spese militari.
In Israele Amnesty accusa un genocidio a Gaza nonostante il cessate il fuoco e l’espansione di apartheid in Cisgiordania; in Congo il gruppo M23, sostenuto dal Ruanda, ha conquistato città con uccisioni e torture.
In Afghanistan i talebani hanno intensificato restrizioni su donne e ragazze, in Iran un massacro di manifestanti ha segnato il 2026.
Per l’Italia il rapporto evidenzia sovraffollamento carcerario, morti in custodia, maltrattamenti nei centri migranti, violenza sulle donne, restrizioni alla libertà di riunione e povertà per 5,7 milioni di persone.
Prosegue la cooperazione con Libia e Tunisia nonostante violazioni documentate, mancando un’authority nazionale indipendente sui diritti umani.


