Lufthansa, il colosso aereo tedesco, ha deciso di cancellare circa 20mila voli tra maggio e ottobre, con un focus sui collegamenti a corto raggio. Questa mossa drastica, tra le più incisive nel settore europeo degli ultimi anni, risponde all’esplosione dei costi del cherosene, raddoppiati per via della crisi energetica scatenata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il gruppo ha anticipato la chiusura della divisione regionale CityLine, originariamente prevista per il 2027, per tagliare rotte poco redditizie e risparmiare 40mila tonnellate di jet fuel. Già ora, 120 voli giornalieri sono stati soppressi, con ulteriori ritocchi in arrivo, mandando un segnale di allarme sul modello di espansione del traffico aereo continentale.
La decisione piomba prima della stagione estiva, peak di guadagni per le compagnie, e potrebbe innescare rincari dei biglietti e scarsità di posti. La Commissione Ue smentisce penurie immediate di carburante, ma ammette un mercato schiacciato dai prezzi alti, monitorando da vicino e varando oggi misure di coordinamento tra Stati membri.
L’allarme si allarga: Ryanair prevede interruzioni da giugno se il conflitto persiste, con rischi per decine di voli e hub europei sotto pressione per forniture ridotte da Iran e Golfo. Solo due Paesi Ue vantano scorte per 90 giorni, mentre Cina e Corea del Sud blindano le proprie riserve.


