Le “lettere gialle” del governo turco sono decreti di espulsione che devastano la carriera artistica di Aziz e Derya, coppia di intellettuali puniti solo per il loro dissenso politico.
Aziz, drammaturgo e docente universitario ad Ankara, e la moglie attrice vengono colpiti dopo la prima di uno spettacolo impegnato: lui perde il lavoro per aver incoraggiato gli studenti a manifestare contro il regime.
Costretti a trasferirsi a Istanbul dalla madre di lui, iniziano una vita precaria: Aziz guida un taxi, Derya lotta per ruoli in tv, mentre le indagini giudiziarie minano il loro legame.
Il film di İlker Çatak, premio Orso d’Oro a Berlino, è girato in Germania con Berlino nei panni di Ankara e Amburgo come Istanbul, un paradosso che equipara autocrazie “soft” ovunque a nuovi totalitarismi.
Nel tribunale, la scritta tedesca “Im Namen des Volkes” rammenta come la giustizia illiberale soffochi la libertà, rendendo l’arte un’accusa pericolosa.
Realismo crudo nelle atmosfere gelide e straniamento politico dominano la narrazione: cosa resta quando la parola svanisce e l’amore resiste alla segregazione?
Yellow Letters esce nelle sale italiane il 30 aprile, un monito sulla repressione che imprigiona l’animo umano.


