Il gruppo I CapiFamiglia ha lanciato una veemente critica contro il sondaggio sull’integrazione europea condotto dall’Università degli Studi della Repubblica di San Marino. L’associazione denuncia una mancanza totale di trasparenza metodologica, con questionari e criteri di selezione del campione tenuti nascosti, trasformando l’indagine in uno strumento di propaganda pro-accordo di associazione con l’Ue.
Particolarmente contestati gli aggettivi enfatici come “inestimabile” o “epocale” usati per descrivere lo studio: “Una ricerca seria si basa sui dati, non su slogan”, affermano in una nota diffusa oggi, sottolineando l’assenza di dettagli sulle domande poste.
I CapiFamiglia interpretano il 42,1% di intervistati che non prevede effetti dall’accordo non come neutralità, ma come segnale di un vuoto informativo tra i cittadini. Prevedere un referendum favorevole da questi numeri è per loro un “esercizio di divinazione” al servizio di una politica predefinita.
Si pone poi il dubbio sulla coerenza istituzionale: se il consenso fosse solido, perché resistere a un referendum diretto? “O è forte e non c’è da temere, o non lo è”, recita il comunicato, sospettando un uso dell’indagine per orientare l’opinione pubblica anziché misurarla.
Infine, emergono perplessità sulla rappresentatività: molte reti sociali e lavorative riferiscono di non essere state contattate. “Quanto rappresenta davvero il Paese?”, chiedono, avvertendo del rischio che la scienza scivoli nella costruzione di un consenso artificioso senza informazione adeguata.


