Per capire perché l’accordo di associazione tra San Marino, Andorra e l’Unione europea sia finito in stallo, bisogna guardare a Sofia e al nuovo quadro politico bulgaro. La Bulgaria, finora, è l’unico Stato membro ad aver mantenuto la riserva sul dossier, rallentando il passaggio in Coreper e bloccando l’ultimo tratto del negoziato.[1][2]
La frenata si inserisce in una fase di forte instabilità interna in Bulgaria. Secondo quanto riportato, il precedente governo Zhelyazkov è caduto nel febbraio 2026 e il paese è passato a un esecutivo di transizione, con le elezioni anticipate fissate ad aprile.[3] In questo contesto, la posizione su San Marino è rimasta sospesa fino al consolidarsi del nuovo assetto politico.
A emergere è soprattutto la figura di Rumen Radev, indicato come il protagonista della nuova fase politica bulgara. La sua linea è stata costruita su una piattaforma anti-corruzione e su un profilo critico verso l’Occidente sul fronte ucraino e russo, un’impostazione che diversi osservatori hanno accostato, per toni e conseguenze potenziali, a quella di Viktor Orbán.[3] Radev ha però respinto etichette ideologiche, rivendicando una postura presentata come esclusivamente “filo-bulgara”.[3]
Il nodo più sensibile resta la vicenda Starcom, legata all’imprenditore bulgaro Assen Christov. Fonti giornalistiche descrivono il caso come un possibile elemento di frizione nelle relazioni tra Sofia e il Titano, perché la Bulgaria contesta il trattamento riservato ai propri interessi economici in San Marino.[1][2] Il segretario agli Esteri Luca Beccari ha però escluso che il dossier europeo debba essere condizionato da una controversia privata, invitando a considerare la questione come un passaggio tecnico e non politico.[1]
Resta il fatto che il blocco bulgaro si è ripetuto più volte nelle ultime riunioni utili, fino a lasciare l’accordo ancora senza via libera. Alla vigilia dell’ultimo stop, Radev era a Bruxelles per incontrare i vertici di Commissione e Consiglio europeo, un passaggio che ha alimentato l’ipotesi di un collegamento tra il confronto politico europeo e la posizione tenuta da Sofia sul dossier sammarinese.[2]
Sul rapporto diretto tra Radev e Christov, però, non emerge un legame personale documentato. Più che un intreccio diretto, il quadro appare segnato da una convergenza di interessi: il nuovo potere bulgaro può avere convenienza a trasformare il caso Starcom in una questione di tutela nazionale, mentre il silenzio ufficiale sul dossier San Marino lascia aperti margini di manovra diplomatica.[2][3]
Un elemento ulteriormente delicato è il possibile cambio di atteggiamento di Christov, che secondo informazioni riportate da GiornaleSM avrebbe attenuato la propria opposizione all’accordo, lasciando intravedere un possibile riposizionamento.[3] Se confermato, questo segnale indicherebbe che la partita non è chiusa e che la trattativa potrebbe essersi spostata su un livello meno visibile.
In attesa di una dichiarazione chiara da Sofia, la posizione della Bulgaria continua quindi a pesare come l’ultimo ostacolo politico sul percorso europeo di San Marino e Andorra.[1][2]


