La prima enciclica di papa Leone XIV, *Magnifica Humanitas*, è stata presentata il 25 maggio ed è dedicata alla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale.[1][2]
Nel documento, secondo la presentazione vaticana, il Papa richiama la Sacra Scrittura, la Tradizione e il dialogo con le scienze per leggere le sfide del presente e proporre una testimonianza cristiana “limpida”, vissuta con gioia e al servizio del mondo.[1] La scelta del titolo e la data di promulgazione, fissata nel 135° anniversario della *Rerum Novarum* di Leone XIII, collegano l’enciclica alla tradizione della Dottrina sociale della Chiesa.[2][4]
Una lettura critica del testo, però, sostiene che il registro dell’enciclica sia troppo centrato sull’uomo e troppo poco sulla dimensione propriamente soprannaturale. Nel mirino finisce anche il lessico: al posto dell’espressione “Chiesa cattolica” ricorrerebbe più spesso l’idea di una “Chiesa sinodale”, con un accento sul dialogo e sulla costruzione di una civiltà dell’amore più che sulla conversione e sulla salvezza eterna.
Il documento viene accusato anche di valorizzare figure e istituzioni di profilo civile o internazionale, come l’ONU e la Croce Rossa, oltre a personalità laiche considerate simboli morali, a scapito del riferimento ai santi, ai martiri e ai temi del peccato, del Paradiso e dell’Inferno. In questa chiave, l’enciclica sarebbe letta come un testo di impronta umanista e modernista, più orientato alla dimensione terrena che a quella teologica.
La polemica si estende infine al richiamo a Leone XIII: per i critici, il confronto con *Rerum Novarum* non regge, perché l’enciclica del 1891 avrebbe posto al centro la salvezza dell’anima e la dottrina sociale, non una prospettiva prevalentemente politica o sociologica. In questa lettura, *Magnifica Humanitas* finirebbe per segnare una cesura rispetto alla Chiesa tradizionale e al magistero precedente.


