L’inchiesta sull’affare bulgaro a San Marino ha preso avvio da un’indagine interna sulla tentata acquisizione della maggioranza di Banca di San Marino da parte del gruppo Starcom Holding.
Al centro delle accuse, una presunta tangente da un milione di euro versata per facilitare l’operazione, con 15 milioni di euro già depositati come cauzione finiti sotto sequestro.
Le autorità parlano di un piano più ampio, mirato a delegittimare la Repubblica a livello internazionale e a ostacolare il percorso verso l’associazione con l’Ue.
Il gruppo bulgaro, guidato da Assen Christov, denuncia il congelamento dei fondi e annuncia battaglie legali in più giurisdizioni, inclusa l’Europa.
Banca Centrale smentisce ogni irregolarità, precisando che il diniego all’acquisizione deriva da carenze reputazionali e non da favoritismi o problemi di liquidità.
Marito e moglie sono finiti ai domiciliari per le ipotesi di corruzione legate alla scalata bancaria, definita dagli inquirenti un attentato alla libertà dello Stato.
Lo scontro si allarga con querele reciproche, mentre il governo del Titano difende il sostegno unanime delle istituzioni europee al dialogo con Bruxelles.


