Il Consiglio è partito con uno scontro frontale sulla commissione d’inchiesta. La maggioranza ha infatti presentato una mozione per impedire perfino la discussione del progetto di legge depositato dall’opposizione, una scelta che le minoranze hanno bollato come un segnale da “democratura” e un forzatura del confronto parlamentare.
Per l’opposizione si tratta di un passaggio senza precedenti recenti, perché non si è arrivati neppure al voto sul merito del testo. Matteo Zeppa, dai banchi di Rete, ha contestato duramente la scelta della maggioranza, mentre Matteo Casali ha parlato di un atto “violento”, auspicando che uno strumento simile non venga più utilizzato.
Nel frattempo Alleanza riformista ha ritirato il proprio progetto di legge, lasciando in campo quello della maggioranza, che è stato esaminato con alcuni emendamenti. Tra i punti più discussi figurano la decorrenza dell’avvio della commissione dal primo settembre e una serie di incompatibilità introdotte nel testo, giudicate dall’opposizione costruite su misura per escludere alcuni nomi e favorirne altri.
La minoranza ha contestato soprattutto il metodo, ritenendo inaccettabile che si sia scelto di bloccare la discussione del proprio progetto invece di arrivare a un confronto e poi al voto. Il clima in aula si è rapidamente irrigidito, aprendo una frattura politica pesante già nelle fasi iniziali dell’iter.
L’accusa è che la commissione, che dovrebbe essere uno strumento di controllo e trasparenza, parta invece con regole percepite come sbilanciate e con una logica che penalizza la rappresentanza delle opposizioni. Per le minoranze, il segnale politico è chiaro: si è scelto di imporre numeri e procedura prima ancora del dibattito.


