San Marino, 20 maggio 2026 – 1725 d.f.R.
Le dichiarazioni rese oggi dal Segretario di Stato agli Esteri, Luca Beccari, non bastano a chiudere la questione aperta sul dossier europeo. Se un percorso descritto per anni come sostanzialmente concluso si blocca improvvisamente in sede COREPER, il problema non è soltanto di comunicazione: è politico.
A colpire è soprattutto il cambiamento di versione rispetto alle settimane precedenti. Fino a poco tempo fa il Governo parlava di passaggi finali, di clima favorevole e di consenso diffuso sull’Accordo di Associazione. Oggi, invece, emergono riserve, interlocuzioni delicate e ostacoli che appaiono essere stati sottovalutati o non spiegati con trasparenza all’opinione pubblica.
Il nodo più serio non è il fatto che un negoziato internazionale possa incontrare difficoltà, ma il tentativo di rappresentare la situazione in modo parziale, senza riconoscere per tempo i problemi che stavano maturando e che oggi risultano evidenti. Una gestione opaca non aiuta né il Paese né la credibilità delle istituzioni.
Nemmeno l’invito generico a lasciare lavorare la diplomazia può essere sufficiente. La diplomazia è già nelle mani di chi guida la politica estera sammarinese, e non può trasformarsi in un rifugio dietro cui nascondere responsabilità politiche sempre più evidenti. Il punto centrale, infatti, non è solo il dossier europeo, ma il danno reputazionale e l’imbarazzo che questa gestione sta producendo, sul piano interno e internazionale.
Serve un’operazione verità davanti al Paese. Continuare a minimizzare o a spostare il fuoco del dibattito rischia di aggravare una situazione già molto delicata per l’immagine della Repubblica.
In una democrazia, un fallimento di questa portata richiederebbe un’assunzione immediata di responsabilità politica. Per questo le dimissioni di Beccari andrebbero valutate come un gesto dovuto verso il Paese, non come una provocazione politica.
San Marino ha bisogno di trasparenza, di una strategia diversa e soprattutto di recuperare credibilità nei rapporti internazionali. Un obiettivo difficile da raggiungere mantenendo alla guida della politica estera chi ha condotto il Paese in una fase così critica.


