Il dibattito consiliare sulla fibromialgia ha riportato al centro dell’attenzione un tema che per anni è rimasto in secondo piano: la tutela dei lavoratori affetti da patologie che richiedono terapie pesanti e che, in alcuni casi, limitano la possibilità di svolgere determinate mansioni.
La questione riguarda persone che assumono farmaci prescritti dal medico e che, proprio per questo, non possono essere trattate come se facessero un uso arbitrario di sostanze. Per questi casi, è stata ribadita la necessità di garantire una protezione piena, evitando soluzioni automatiche che finiscono per escludere dal lavoro e dalla vita sociale chi invece avrebbe bisogno di restare attivo.
Nel dibattito è emersa anche l’esigenza di distinguere con chiarezza tra chi segue terapie sotto controllo sanitario e chi, invece, fa un uso scorretto dei medicinali. Parallelamente, è stato sottolineato che il costo degli integratori prescritti non può ricadere soltanto sui pazienti, soprattutto quando si tratta di cure indispensabili.
Un altro punto ritenuto prioritario è la ricollocazione di chi non può più svolgere le mansioni originarie. L’obiettivo, secondo quanto emerso, deve essere quello di creare condizioni di lavoro più flessibili e adattabili, capaci di valorizzare le capacità residue della persona e di ridurre il rischio di isolamento o depressione.
In questo percorso, viene indicato un ruolo centrale per le organizzazioni sindacali, chiamate a farsi carico delle istanze di questi lavoratori e a sostenere un modello più agile di organizzazione del lavoro, in grado di coniugare tutela della salute e partecipazione alla vita produttiva.


