La crisi abitativa in Emilia-Romagna non è più letta solo come una questione di mercato, ma come un’emergenza sociale strutturale. L’allarme è arrivato da Riccione, dove il SICET Emilia-Romagna ha riunito sindacalisti territoriali e nazionali per fare il punto su una situazione che, soprattutto lungo la costa romagnola, viene aggravata dal peso crescente degli affitti brevi e da una lunga assenza di regole capaci di riequilibrare domanda e offerta.
Al centro del confronto anche il nuovo Piano Casa 2026, approvato dal Governo con il decreto legge del 7 maggio. Il provvedimento punta sul recupero del patrimonio pubblico e dell’ERP, con un censimento straordinario degli alloggi inutilizzati e l’arrivo di un commissario dedicato fino al 2027, affiancato da Invitalia per snellire gli ostacoli burocratici. Previsto inoltre un Fondo Housing Coesione da 100 milioni, gestito da Invimit, insieme a procedure urbanistiche più rapide e a interventi di edilizia convenzionata per la cosiddetta fascia grigia, con canoni calmierati e incentivi ai costruttori.
Per il segretario generale del SICET nazionale, Fabrizio Esposito, il piano rappresenta un segnale positivo, ma non basta. Il sindacato chiede correzioni in sede di conversione per tutelare il patrimonio Erp e destinare il fondo per la morosità incolpevole agli assegnatari in difficoltà sociale. Chiesta anche la sospensione del disegno di legge parallelo che accelera gli sfratti, ritenuto incompatibile con la capacità attuale dei servizi sociali comunali di gestire i casi più fragili.
Dal fronte della CISL Romagna, Francesco Marinelli ha richiamato l’impatto della casa sui bilanci familiari, definendo gli affitti una voce di spesa ormai insostenibile per lavoratori e pensionati. Secondo il sindacato, non è accettabile che famiglie e anziani debbano destinare oltre metà del reddito all’abitazione, rinunciando spesso ad altre spese essenziali. Per attrarre giovani, lavoratori e nuclei familiari, ha sottolineato, servono servizi e alloggi a costi accessibili.
Ancora più netto l’intervento di Luca Giacobbe, segretario generale del SICET CISL Romagna, che ha chiesto misure immediate, a partire dal rifinanziamento del bando affitti, dopo l’azzeramento dei fondi nazionali. Per il sindacato, il Piano Casa avrà effetti solo nel medio periodo e non può rispondere da solo all’emergenza presente. Senza risorse rapide e certe, ha avvertito Giacobbe, il rischio è la desertificazione sociale dei centri urbani, lasciati alla sola logica della speculazione turistica.
Dal dibattito è emersa infine la richiesta di un’azione unitaria e di un tavolo permanente con le parti sociali per accompagnare l’attuazione delle misure, definire le risorse e monitorare i risultati. Tra le priorità indicate dal SICET Emilia-Romagna figurano cantieri rapidi per gli alloggi sfitti, tavoli locali per mappare i bisogni della Romagna e sostegni immediati per affitti e morosità incolpevole. Per il sindacato, garantire il diritto alla casa è la condizione di base per tenere insieme coesione sociale, tenuta economica e equilibrio demografico del territorio.


