Il dibattito sulla qualità dell’informazione ha riacceso i riflettori sulla politica sammarinese durante l’ultima seduta della Commissione Affari Esteri. Lorenzo Bugli del Pdcs ha sollevato un allarme su una problematica che tocca direttamente il funzionamento delle istituzioni: il clima di intimidazione che circonda l’attività parlamentare.
Secondo Bugli, numerosi consiglieri vivono in uno stato di apprensione costante. Il timore non riguarda critiche costruttive, ma attacchi personali e campagne denigratorie lanciate da plattaforme online che operano senza regole editoriali. Il risultato è un autocensuramento di fatto: molti parlamentari preferiscono astenersi dal dibattito pubblico pur di evitare la gogna mediatica orchestrata da soggetti che poco hanno a che fare con il giornalismo professionale.
Bugli ha sottolineato come questo meccanismo violi i principi della democrazia deliberativa. Ha richiamato la necessità di norme chiare, ispirate agli standard del diritto internazionale, capaci di distinguere tra libertà di critica legittima e forme di persecuzione mediatica.
Matteo Rossi del Psd ha completato il quadro evidenziando come i social network abbiano radicalizzato questa deriva. La lotta al “click” a ogni costo ha trasformato la comunicazione in caccia al sensazionalismo, trasformando piattaforme di informazione in canali di odio diretto verso minoranze e gruppi vulnerabili, come dimostrato dalle recenti campagne contro i profughi palestinesi.


