Un doppio terremoto di magnitudo 7,2 e 7,5 ha colpito il Venezuela, segnando il sisma più potente degli ultimi 126 anni e provocando il crollo di decine di edifici, con epicentro vicino a Morón, a circa 300 km dalla capitale Caracas [1][3].
Lo Stato di La Guaira è stato dichiarato “zona di disastro” e la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha imposto lo stato di emergenza nazionale, mentre i soccorritori scavano tra le macerie cercando di salvare le persone intrappolate [1][3].
Il primo bilancio ufficiale non è ancora confermato, ma si teme un disastro di vasta portata con oltre 30 vittime e 700 feriti secondo le prime segnalazioni, mentre si registrano danni anche all’aeroporto internazionale di Maiquetía [1][3].
Nella diocesi di La Guaira, Don Aldo Fonti, parroco riminese, vive in una casa famiglia tra Montesano e Canaima dove fortunatamente non si sono registrati grossi danni, sebbene le comunicazioni siano complicate dalla mancanza di energia elettrica [utente].
Don Aldo ha raccontato che sono senza luce da ieri sera e che la situazione appare molto grave nella zona sud della diocesi, con case crollate, mentre fino a notte tarda tutti sono rimasti in strada [utente].
Il ministro degli Affari Esteri italiano, Tajani, ha confermato che non ci sono vittime tra gli italiani registrati su Viaggiare Sicuri, nonostante la gravità della sequenza sismica che ha avvertito anche gli stati di Trujillo, Miranda, Aragua e Caracas [1][utente].
Gli Stati della regione, inclusi Carabobo e Falcon, sono stati colpiti violentemente e l’epicentro è localizzato nel nord-ovest del comune di Montalbán, con profondità di 13,2 km, secondo l’USGS [1].
La situazione rimane critica e si attendono aggiornamenti ufficiali sul bilancio delle vittime e dei feriti, mentre le organizzazioni di soccorso si sono todas messe al lavoro per mantenere l’unione e la calma [1][3].


