“Miramare è mia, qui comando io”: a processo il terrore del quartiere

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Un 44enne bosniaco, noto come il “terrore di Miramare”, sarà processato in giudizio immediato il 15 settembre davanti al tribunale collegiale di Rimini. L’uomo, attualmente in custodia cautelare, è accusato di aver innescato un clima di terrore tra i dipendenti e la titolare di un bar a viale Oliveti, oltre a perseguitare quotidianamente il presidente della Pro Loco locale.

Tra i reati contestati figurano atti persecutori, tentata estorsione, lesioni aggravate, furto e danneggiamento, commessi tra dicembre 2024 e aprile 2025. L’imputato si Definia il “boss della zona”, affermando con arroganza: “Miramare è mia, qui comando io”.

Il 6 aprile ha aggredito con un pugno in testa un dipendente, causandogli trauma facciale, frattura della mandibola e della falange di un dito. Minacciava sistematicamente la titolare di dare fuoco al locale e millantava conoscenze criminali, dicendo: “I miei amici napoletani vengono a casa ad ammazzarvi”.

Ha anche tagliato le gomme dell’auto di una dipendente, rubato il suo telefono e lanciato lo stesso arto all’indietro al bancone quando le forze dell’ordine sono intervenute. Il suo comportamento ha danneggiato gravemente l’immagine del locale, spingendo molti clienti a non frequentarlo per paura.

Inoltre, ha bloccato con transenne l’ingresso dell’ufficio della Pro Loco, urlando: “Io sparo… ti brucio l’ufficio”. L’imputato, difeso dall’avvocato Massimiliano Orrù, non ha mai rispettato il provvedimento del questore di Rimini che gli imponeva di non frequentare il bar.

Numerosi interventi dei carabinieri di Miramare negli ultimi mesi hanno evidenziato la sistematica violenza e le minacce. Il giudice per le indagini preliminari, Raffaele Deflorio, ha disposto il giudizio immediato su richiesta del pm Luca Bertuzzi, chiudendo così un periodo di soprusi che ha turbato profundamente la comunità di Miramare.

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