I cittadini sammarinesi onesti conoscono bene la realtà del debito pubblico, sceso dal 75% del PIL nel 2021 al 59,5% previsto entro il 2025 secondo Fitch, ma nato da scelte irresponsabili di chi non ha mai pagato il conto. Lavorano duramente ogni giorno per garantire un futuro ai propri figli, senza pretendere sussidi dallo Stato, e chiedono solo equità.
La politica, invece, dilapida milioni in consulenze inutili, per poi imporre tagli draconiani sui farmaci, inclusi quelli salvavita. È inaccettabile negare ai malati i principi attivi noti da anni, sostituendoli con generici approvati dall’AIFA ma spesso causa di effetti collaterali imprevisti.
Nel mio caso, per somministrare a mio figlio il farmaco originale contro l’asma acuta – una condizione cronica che lo accompagnerà per tutta la vita – devo attraversare il confine e recarmi a Cerasolo, poiché nelle farmacie sammarinesi non è disponibile, nemmeno a pagamento.
Perché la politica non compra direttamente dalle industrie farmaceutiche? Eliminando gli intermediari, i costi calerebbero drasticamente, coprendo l’aumento della spesa sanitaria inevitabile in un contesto di salute sempre più fragile. Anche i medici dell’ISS si oppongono a questa politica di austerity sanitaria.
Basta con gli schemi consueti: uno Stato sovrano può negoziare acquisti diretti, ottimizzando risorse e tutelando i cittadini.


