Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Grande e Generale, Repubblica Futura ha presentato un ordine del giorno volto a rafforzare i controlli sulla diffusione di contenuti ritenuti lesivi e discriminatori, ricevendo una netta bocciatura con 23 voti contrari e 11 favorevoli.
La proposta, secondo i critici, rappresentava un tentativo di introdurre meccanismi di censura statale mascherati da preoccupazioni educative, strumentalizzando il sostegno di insegnanti e studenti per legittimare restrizioni alla libertà di stampa.
Al centro del dibattito è emersa la questione della libertà di informazione e dei suoi limiti. I sostenitori della mozione avevano evidenziato il fenomeno della disinformazione online, mentre gli oppositori hanno sottolineato come San Marino disponga già di strumenti legali sufficienti per perseguire diffamazione e calunnia secondo la legislazione vigente.
Rilevante in questo contesto è la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che tutela il diritto di espressione secondo l’articolo 10 della Convenzione europea, indipendentemente dall’appartenenza a ordini professionali. Qualunque normativa sammarinese che limitasse l’informazione ai soli iscritti a registri professionali comporterebbe conflitti significativi con gli standard internazionali sui diritti umani.
Il risultato ha evidenziato una divisione politica sulla questione, con la maggioranza del Consiglio che ha preferito mantenere gli attuali equilibri tra tutela della dignità personale e diritto di cronaca.


