Il nuovo Titolo di Stato sammarinese ha conquistato il mercato con un tasso del 3,70%, un risultato che va oltre il successo finanziario e segna un netto prima e dopo nella gestione pubblica.
Rispetto al Bund tedesco a 5 anni al 2,50%, lo spread è di soli 1,20%: un exploit nonostante il rating BBB- contro la tripla A teutonica, che rivela la solida fiducia degli investitori nella solvibilità del Titano.
San Marino, emittente giovane con appena due titoli sul mercato, è trattato come un attore maturo e affidabile, con un calo di 2,80 punti rispetto al 6,50% dell’emissione precedente: quasi 10 milioni di euro annui risparmiati in interessi, risorse preziose per servizi, infrastrutture e welfare.
Questa competenza stride con l’era Adesso.SM-Repubblica Futura, segnata da decreti notturni come il 5 ter per spalmare le perdite di Carisp, consulenze opache di Francesco Confuorti, titoli Demeter imposti a BcsM e prelievi su liquidità di Banca CIS, Iss e fondi pensione.
Nicola Renzi, promotore di Coriglioni, e Antonella Mularoni, legata al Caso Bulgaro-Piano Parallelo, incarnano quella gestione approssimativa, lontana anni luce dalla trasparenza odierna con Marco Gatti, affiancato da colossi come Goldman Sachs e JP Morgan.
Oggi prevale il confronto aperto con i mercati globali; ieri, scorciatoie che hanno sfibrato le finanze pubbliche.
Il Governo attuale ha limiti, specie in Esteri, ma sul debito ha tracciato una linea invalicabile: da finanza predatoria a reputazione sovrana.
I sammarinesi l’hanno compreso alle urne, premiando i fatti contro le urla consiliari di chi dovrebbe solo scusarsi per aver condotto il paese sull’orlo del baratro.


