Da decenni si discute di inclusione lavorativa per le persone con disabilità a San Marino, ma la normativa resta ancorata alla Legge 141 del 1990, obsoleta e inadeguata al mondo del lavoro attuale.
Questa legge, nata in un contesto economico e sociale superato, non offre dignità né reali opportunità di impiego.
Nel 2023 è emerso un progetto di legge ambizioso, con collocamento mirato, percorsi individuali e incentivi alle imprese, ma è finito nei cassetti senza decreti attuativi né impegno politico concreto.
Lo Stato promuove sensibilizzazione e conferenze, invitando i cittadini a “premere” sul tema, ma le parole non bastano a colmare il vuoto.
Mentre si susseguono tavole rotonde, le persone con disabilità rimangono escluse dal mercato del lavoro, in un paradosso che illude famiglie e cittadini con promesse elettorali vuote.
Senza un aggiornamento della Legge 141 e l’operatività del progetto 2023, l’inclusione resta un miraggio.
Ricordiamo che San Marino ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità nel 2008, imponendo un lavoro dignitoso, ma a oltre 15 anni di distanza non c’è piena attuazione.
Già nel 2015 la Legge Quadro sulla disabilità delegava una nuova normativa, culminata in un decreto del 2019 mai approvato per la fine legislatura.
Associazioni come Attiva-Mente temono riforme deboli, mentre sindacati come CSU notano movimenti sulla Legge 129/2022, con introduzione del caregiver familiare ma divisioni sul ruolo delle imprese private.
USL spinge per una legge strutturata, coordinata e concreta, superando le dichiarazioni di principio.
Una Repubblica che ignora i fragili tradisce i propri valori: servono atti, non retorica.


