Partito socialista: “Accordo Ue sempre più incerto, San Marino in posizione di debolezza nella trattativa”

Libertas
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Il Partito socialista torna a criticare il percorso dell’Accordo di associazione con l’Unione europea, giudicandolo sempre più incerto e segnato da rinvii, inciampi e passaggi istituzionali che non stanno portando al risultato atteso.

Nel comunicato, il PS parla di una trattativa che si sarebbe trasformata in una “tela di Penelope”, contestando le rassicurazioni del governo e del segretario agli Affari esteri, smentite a loro avviso dagli ultimi sviluppi in sede europea.

A pesare, secondo i socialisti, è anche lo stop arrivato dalla Bulgaria, che ha fatto slittare il voto in Coreper e poi nuovamente il passaggio successivo dopo la riunione Efta. Una situazione che, per il partito, conferma la debolezza della linea politica seguita da San Marino.

Il PS sostiene che la Repubblica si trovi oggi in una posizione di attesa e subalternità rispetto alle decisioni degli altri Paesi, dopo anni di negoziato che non avrebbero prodotto un esito concreto.

Nel confronto con Andorra, il Partito socialista richiama un approccio diverso: il Principato avrebbe scelto di non adottare l’accordo in via provvisoria e di rinviare ogni decisione a un referendum popolare solo dopo la definizione della posizione europea.

Per il PS, a San Marino il governo starebbe invece procedendo senza lasciare spazio a una consultazione dei cittadini, temendo un esito negativo. Una scelta che, secondo i socialisti, priva il Paese di un passaggio politico e istituzionale fondamentale.

Il comunicato collega infine la vicenda dell’accordo anche alle tensioni legate alla scalata a Banca di San Marino, parlando di una situazione resa più pesante dal coinvolgimento di Starcom e dalle ricadute economiche e giudiziarie del caso.

Secondo il Partito socialista, l’insieme di questi fattori avrebbe esposto San Marino a pressioni e ricatti, con un danno per l’immagine internazionale della Repubblica.

Per il PS, se il governo avesse seguito una linea simile a quella di Andorra, oggi il Paese sarebbe in una condizione più tutelata e meno esposta sul piano diplomatico.

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