La libertà di stampa in Italia resta un tema critico e nel 2025 il Paese è sceso al 49° posto nel World Press Freedom Index di Reporters sans frontières, il peggior risultato dell’Europa occidentale. Il dato, in calo rispetto al 46° posto del 2024, segnala un arretramento che non può essere ignorato.
Il quadro descritto dagli osservatori internazionali è segnato da minacce, pressioni economiche e crescente precarietà nel settore. RSF richiama in particolare l’influenza delle organizzazioni mafiose, le ingerenze politiche nei media pubblici, l’uso delle querele e delle SLAPP come strumenti di intimidazione, oltre alla fragilità di un sistema editoriale sempre più concentrato nelle mani di pochi gruppi.
A pesare è anche la condizione del lavoro giornalistico: secondo le analisi richiamate, una parte molto ampia dei professionisti non ha un contratto stabile, con effetti diretti sull’autonomia e sulla qualità dell’informazione. In questo contesto, la libertà di pensiero e di stampa, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, rischia di restare un principio forte sulla carta ma sempre più esposto nella pratica.
Il divario con altri grandi Paesi europei resta evidente: Germania, Francia e Spagna risultano meglio posizionate nella classifica, mentre l’Italia continua a perdere terreno. La domanda che emerge è se esista ancora una consapevolezza collettiva sufficiente per affrontare un problema che incide non solo sui giornalisti, ma sulla qualità stessa della democrazia.


