Un allarmante incremento del 191% nel numero di anziani oltre i 65 anni assistiti dalla Caritas in dieci anni rivela una crisi sociale profonda e silente. Questa escalation non è un dato isolato, ma la spia di un sistema che fatica a sostenere la sua popolazione più vulnerabile, proiettando ombre inquietanti sul futuro delle nuove generazioni e sulla tenuta dello stato sociale.
La drammatica denatalità, con un cittadino su quattro che è over 65 e una crescita esponenziale degli anziani, aggrava il quadro. La sanità, già costosa, diviene sempre meno universale, con un numero crescente di individui che rinunciano alle cure. Questo scenario è destinato a peggiorare, specialmente considerando le future pensioni “da fame sicura”. La questione cruciale rimane irrisolta: come finanziare le crescenti necessità sanitarie in un paese che invecchia rapidamente?
Il sistema pensionistico attuale, basato sulla ripartizione, è sotto pressione critica. I lavoratori odierni pagano le pensioni dei quiescenti, ma la diminuzione significativa dei primi e l’aumento esponenziale dei secondi rendono il modello insostenibile. Nonostante la gravità, mancano studi accurati e interventi programmatici che indichino come il sistema potrà reggere e dove reperire le risorse necessarie. Le pensioni future, per chi ha iniziato a versare dal 1/1/96 con il contributivo puro, bassi salari e precariato, prefigurano una condizione di “fame sicura”. Le pensioni medie attuali spesso non coprono neppure la metà dei costi di una RSA o dell’assistenza domiciliare, e l’intervento pubblico, sebbene presente, non è sostenibile a lungo termine dato il numero crescente di anziani e la situazione finanziaria del Paese. Anche le pensioni più elevate sono colpite dal blocco parziale della perequazione, erodendo il potere d’acquisto dei più fortunati.
Il lavoro precario e poco remunerato rappresenta un pilastro debole di questa struttura. I licenziamenti illegittimi senza obbligo di reintegro, considerati lesivi per la dignità del lavoro, colpiscono duramente i lavoratori non più giovani. La mancanza di chiarezza politica su come affrontare la precarietà e reperire le risorse necessarie persiste.
Parallelamente, il debito pubblico italiano ha superato l’iperbolica cifra di 3.000 miliardi, a cui si aggiungeranno i circa 120 miliardi del PNRR da ripagare dal 2028. L’eccessivo indebitamento impedisce finanziamenti adeguati a settori vitali come la sanità universale, la sicurezza e la messa in sicurezza dei territori. Nonostante l’urgenza, non emergono programmi elettorali che indichino un drastico taglio delle spese superflue o una strategia per diminuire il debito.
Questa convergenza di problemi gravi e irrisolti colpisce la maggioranza dei cittadini. È tremendamente triste vedere anziani soli, deboli e senza risorse per la sussistenza alimentare o sanitaria, dopo una vita di lavoro e sacrifici. La prospettiva futura, senza interventi coraggiosi e lungimiranti, è una “presumibile certezza” di aggravamento di queste condizioni, in un contesto di inerzia politica e apatia civica.


