San Marino. I Capifamiglia. Il fallimento di Beccari, la volpe e l’uva

GiornaleSM
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«Lasciate lavorare la diplomazia» è diventata una formula ricorrente ogni volta che un dossier si arena, un passaggio slitta o una risposta non arriva. Ma dopo anni di rinvii, note ufficiali e rassicurazioni ripetute, il quadro che emerge è quello di una politica estera finita in un vicolo cieco, tra imbarazzi e risultati mancati.

Il nodo, questa volta, non è tecnico ma politico. La Bulgaria continua a opporre resistenze per ragioni che appaiono ormai chiaramente politiche, mentre a San Marino cresce il fronte di chi guarda con diffidenza, o con aperta contrarietà, all’intesa nelle condizioni attuali.

Resta quindi una domanda di fondo: quale obiettivo si sta inseguendo, e a quale prezzo? Fuori dai confini si resta sospesi in attesa di una decisione che non arriva, dentro il Paese si procede come se il dissenso non esistesse. Intanto si moltiplicano i comunicati che parlano di dialogo costruttivo, attenzione dei partner e fiducia nel percorso. Ma il risultato, per ora, è sempre lo stesso: non è successo nulla.

Il problema è anche interno. Si continua a spingere su un progetto che una parte ampia della popolazione considera inaccettabile o comunque da rivedere. Eppure ogni obiezione viene liquidata come un intralcio, quasi fosse un fastidio da mettere tra parentesi in nome della linea politica scelta.

Il punto più delicato è proprio questo: non si sta più difendendo la dignità del Paese, ma la tenuta di una strategia che non convince e non produce sbocchi. Le figuracce, alla fine, ricadono sull’intero sistema istituzionale e sull’immagine di San Marino, trascinata dentro una trattativa infinita senza reali garanzie di esito.

C’è poi un paradosso che fotografa bene il clima attuale: una parte crescente dei sammarinesi finisce per tifare apertamente per chi blocca il dossier, pur di fermare una linea politica vissuta come distante dal Paese reale. Un segnale che dovrebbe indurre a una riflessione seria, non a nuovi richiami alla fiducia.

A questo punto servirebbe almeno chiarezza. Se l’accordo non è alla portata, o se le condizioni non ci sono, occorre dirlo apertamente. Continuare a presentare ogni rinvio come un passaggio fisiologico rischia soltanto di alimentare sfiducia e stanchezza.

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