Il 16 maggio 2023 l’Emilia-Romagna fu investita da un’altra ondata di maltempo eccezionale, dopo i temporali e le piogge che avevano già colpito la regione nei primi giorni del mese. In poco più di 36 ore, in alcune aree caddero oltre 350 millimetri di pioggia, una quantità enorme che provocò l’esondazione di 23 fiumi, migliaia di evacuazioni e allagamenti diffusi in città e centri minori.
La gravità dell’evento fu amplificata da una condizione del territorio già compromessa. La lunga siccità aveva reso i suoli meno capaci di assorbire l’acqua, mentre le temperature più alte avevano favorito precipitazioni più intense e concentrate. Un meccanismo che, secondo gli esperti, rende sempre più frequenti episodi estremi e di forte impatto.
Le conseguenze furono pesantissime soprattutto in Romagna e nelle aree appenniniche, dove si registrarono circa 80mila frane, strade interrotte, vallate isolate e infrastrutture danneggiate. Nei giorni e nelle settimane successive i Vigili del fuoco completarono oltre 16mila interventi, con l’aiuto di più di 7mila operatori impegnati nei soccorsi, alcuni arrivati anche dall’estero.
Pesante anche il bilancio economico. Secondo Confindustria Romagna, oltre 130 aziende industriali subirono danni superiori ai 200 milioni di euro, tra fermo della produzione, perdita di commesse e interruzione delle forniture.
L’alluvione ha aperto inoltre una riflessione profonda sulla gestione del territorio. Urbanizzazione, progressiva riduzione dei fossi agricoli e abbandono della montagna hanno aumentato la vulnerabilità dell’area, mettendo al centro del dibattito il tema della prevenzione, dell’adattamento e della resilienza.


