San Marino. Accordo UE: quando sarà il momento, i cittadini dovranno ricordare chi ha chiesto il referendum e chi ha ritenuto sufficiente procedere senza consultazione popolare…di Maurizio Tamagnini

GiornaleSM
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Il rinvio dell’Accordo di associazione tra San Marino e Unione Europea al COREPER II evidenzia le criticità di un processo che non appare più lineare. La riserva presentata dalla Bulgaria ha bloccato l’iter, contraddicendo le precedenti aspettative di una conclusione rapida dopo il passaggio nel gruppo EFTA.

Non si tratta solo di un intoppo tecnico: urge chiarire la natura della riserva, le sue implicazioni sull’agenda europea, le condizioni imposte e i tempi di risoluzione. Le comunicazioni ufficiali avevano dipinto un quadro positivo, ma ora emerge un ostacolo concreto che merita spiegazioni dettagliate, non solo rassicurazioni generiche.

Il contesto include recenti tensioni bancarie a San Marino, con coinvolgimenti di soggetti bulgari in un’operazione di acquisizione della Banca di San Marino e somme bloccate da indagini giudiziarie. Senza attribuire responsabilità, è essenziale verificare se tali dinamiche abbiano influito sul clima diplomatico.

L’Accordo impatterà profondamente su normativa, economia, imprese, sistema bancario e pubblica amministrazione. In un piccolo Stato come San Marino, gli effetti saranno immediati e diffusi, rendendo insufficiente il solo consenso parlamentare.

Serve un referendum per legittimare una scelta storica che tocca la sovranità e il futuro della Repubblica. Se la Bulgaria può intervenire con una riserva, i cittadini sammarinesi meritano di esprimersi direttamente.

La distinzione è chiara: chi ha invocato la consultazione popolare per preservare la democrazia, contro chi ha preferito procedere senza. I sammarinesi dovranno valutarlo al momento decisivo.

C/S Maurizio Tamagnini – Comunità e Territorio San Marino

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