A San Marino prende il via un’originale residenza formativa dedicata all’arte scenica, intitolata “L’arte della scena a sessant’anni”. Il progetto esplora il concetto di soglia attraverso i corpi in trasformazione, ispirandosi al film Sátántangó di Béla Tarr.
Nel capolavoro del regista ungherese, un’umanità alla deriva si muove in un tempo circolare e piani sequenza ipnotici, dove lo spazio e il tempo si dissolvono in un’eterna stasi. Qui, i corpi incarnano la soglia tra presenza e assenza, vita e rovina, evocando un vagare senza redenzione.
Gli attori indagano questa dimensione sul palcoscenico, intrecciando parola e gesto per superare i confini del reale. Il corpo diventa sonda temporale, posseduto dagli istanti, come nelle immagini-cristallo teorizzate da Deleuze.
La scrittura scenica di Paolo Camilletti guida le visioni, dialogando con Quasimodo, D’Annunzio, Pasolini, Bey e John Giorno. Testi poetici e performativi si fondono in una coreografia di resistenza malinconica, tra cerchi concentrici e carrellate lente.
La residenza forma interpreti capaci di danzare sulle rovine del tempo, trasformando la soglia in esperienza totale: un tableau vivant che scuote il senso del mondo, dal cinema alla scena viva.


