Co-housing, la legge riconosce una nuova socialità dell’abitare

GiornaleSM
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La riforma urbanistica sammarinese trasforma il co-housing da esperimento sociale a categoria legale vera e propria, inserendola nella pianificazione territoriale come funzione abitativa collettiva autonoma. Non si tratta di una semplice concessione normativa, ma di un riconoscimento strutturale che cambia il modo di concepire l’abitare nel Titano.

Il cuore dell’innovazione risiede nel superamento della visione tradizionale di residenza. Accanto alle unità private trovano spazio cucine comuni, lavanderie, orti urbani e aree dedicate alla socialità, con la condivisione di spazi che deve coprire almeno il 30% della superficie totale. Questo mix non è casuale: risponde direttamente al bisogno di contrastare l’isolamento sociale e di creare comunità consapevoli, non semplici aggregati immobiliari.

Sul piano amministrativo, la legge abbandona l’improvvisazione. Il co-housing accede a strumenti specifici: piani particolareggiati, convenzioni con la Camera dei Castelli e, in alcuni casi, bandi pubblici che disciplinano riqualificazione, gestione e vincoli temporali. Per chi accede agli incentivi vige l’obbligo di mantenere la funzione per almeno quindici anni, garantendo stabilità al modello.

L’ambizione della riforma va oltre l’edilizia. La pianificazione diventa strumento di coesione sociale, collegando territorio, innovazione abitativa e qualità della vita in una visione complessiva. Il co-housing entra dunque nella quotidianità della pratica urbanistica sammarinese: non più eccezione, ma opzione ordinaria di politica abitativa.

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