A poco più di un anno dall’insediamento, Matteo Ciacci si presenta nei panni del Segretario di Stato che ha scelto di misurare il proprio operato con cantieri aperti e opere consegnate, non con comunicati stampa. Il perimetro delle sue responsabilità è vasto: Territorio, Ambiente, Agricoltura, Protezione Civile e rapporti con l’AASLP. Una gestione dove la politica si traduce in metri cubi di calcestruzzo, chilometri di asfalto e tempi di intervento rispettati.
Il 2026, secondo Ciacci, non è l’anno degli annunci ma della messa a terra. Una formula che in una Repubblica abituata a programmi pluriennali suona come un impegno preciso: rendere irreversibili le scelte fatte, chiudere i dossier aperti, consegnare risultati misurabili ai cittadini. Nove cantieri annunciati, dalla Scala Malagola al Polo della Sicurezza, affiancano una nuova sede della Protezione Civile e una riorganizzazione dell’AASLP ancora in corso d’opera.
L’eredità del nonno Libero Ciacci, figura storica della politica sammarinese, influenza il metodo: concretezza, servizio alla comunità, vicinanza a chi ha meno possibilità. Non è questione di energia personale, sostiene Ciacci, ma di metodo e lavoro di squadra. Quando c’è sintonia tra politica e parte tecnica, i risultati arrivano. Oggi gli oltre 15 cantieri aperti partono e si chiudono nei tempi previsti.
La “mossa” dei cantonieri rappresenta un cambio di passo: rimessi al centro come sentinelle del territorio, valorizzati nella loro funzione di manutenzione diffusa. Segnalazioni prese in carico rapidamente, pulizia costante, decoro urbano: la linea è chiara, meno consulenze inutili e più interventi concreti.
Interventi simbolici come la bonifica dell’Ausa e del parcheggio ex Menicucci, dopo oltre trent’anni, rappresentano segnali visibili di gestione attenta. Investimenti importanti sulla sicurezza del territorio, con un milione stanziato, 300mila euro per la prevenzione sui calanchi, 1,6 milioni solo nelle scuole.
Il nuovo Piano Regolatore disegnerà la San Marino dei prossimi decenni. Ciacci promette zero consumo di suolo: lo sviluppo deve passare dalla riqualificazione dell’esistente e dalla rigenerazione di spazi già urbanizzati, scelta di responsabilità verso il futuro del Paese, non ideologica.
Progetti di cui va orgoglioso: la bonifica dell’ex stazione di servizio in Borgo, le piazze riqualificate, ma soprattutto la continuità di cantieri importanti come Palazzo Begni, Baldasserona e Polo Sicurezza. Poche consulenze, spese concrete, progetti realizzati. I fatti portano consenso, sostiene, e alla fine contano solo i risultati.


