La riforma urbanistica introduce una visione innovativa, centrata sul recupero e la riqualificazione dei quartieri già edificati, favorendo densificazione e riuso anziché nuove espansioni.
Questa strategia strategica segna un cambio di paradigma: dal mero adeguamento normativo a una filosofia che frena il consumo di suolo, elevandolo a priorità assoluta del governo territoriale.
L’articolo 13 della legge delinea con precisione gli strumenti per il contenimento: rigenerazione urbana attraverso demolizioni mirate, ricostruzioni, ampliamenti e introduzione di funzioni miste, come edilizia sociale e servizi pubblici, su edifici e spazi pubblici o privati.
Tali interventi puntano a elevare la qualità urbana, aumentando attrattività e vivibilità, con target specifici come risparmio idrico ed energetico, disin sigillatura di superfici, più verde e mobilità green.
Nella funzione residenziale collettiva, emerge un forte incentivo fiscale: 25% di sgravio sulla monofase dei materiali per co-housing e studentati entro tre anni, raddoppiato al 50% per riqualificazioni di strutture esistenti.
L’intervento pubblico premia così il riutilizzo del patrimonio, guidando mercato e operatori verso sostenibilità pratica, unendo urbanistica e ecologia in modo concreto.
Questa impostazione, tra le più avanzate della norma, orienta gli attori economici lontano dal suolo vergine, verso una trasformazione intelligente della città consolidata.


