L’inno nazionale di San Marino acquista finalmente uno statuto giuridico definitivo. Ieri il Consiglio Grande e Generale ha avviato l’iter legislativo per formalizzare sia la melodia che il testo lirico, colmando un vuoto normativo che persisteva da decenni.
Il provvedimento dà concreta attuazione a una legge costituzionale dello scorso settembre, che aveva già riconosciuto l’inno tra i simboli distintivi della Repubblica insieme a stemma e bandiera. Secondo il Segretario di Stato Luca Beccari, l’assenza di una disciplina certa aveva generato nel tempo esecuzioni difformi e utilizzi impropri della musica composta da Federico Consolo nel 1894.
La vera novità riguarda le parole. L’inno sammarinese, finora ufficialmente privo di testo adottato dal governo, sarà dotato di una versione rivisitata rispetto all’ode storica di Giosuè Carducci. Le modifiche principali prevedono l’eliminazione del riferimento alla “gloria d’Italia” e l’inserimento di strofe che celebrano la libertà come dono del Santo fondatore.
Proprio questi cambiamenti hanno suscitato dibattiti accesi. Dall’opposizione, Gaetano Troina ha giudicato la nuova struttura troppo sintetica rispetto a quanto tradizionalmente insegnato nelle scuole, mentre Giovanni Zonzini ha contestato il riferimento al “dono del Santo”, proponendo di valorizzare maggiormente la conquista storica della libertà. Fabio Righi ha invece invitato alla cautela, sottolineando l’importanza storica di una scelta destinata a marcare l’identità nazionale.
Manuel Ciavatta ha difeso il richiamo alle origini della Repubblica, approvando la rimozione di riferimenti a Stati esteri. Beccari ha assicurato che il percorso non sarà accelerato, garantendo spazi per ulteriori approfondimenti prima della seconda lettura.


