San Marino. Il DASPO non è una bandiera ideologica. È una risposta concreta a una realtà che non possiamo più ignorare … di Michela Pelliccioni

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Episodi di violenza negli stadi, risse fuori dai palazzetti e aggressioni gratuite continuano a riempire le cronache, culminando nel tragico caso del “killer dei cani” che ha scosso l’opinione pubblica sammarinese.

Per contrastare questo fenomeno, il Consiglio Grande e Generale ha approvato il progetto di legge sul DASPO, sostenuto con convinzione per inviare un messaggio inequivocabile: a San Marino i soggetti pericolosi sono esclusi da stadi, eventi e contesti pubblici.

Non si tratta di mera repressione, ma di prevenzione mirata a proteggere famiglie, giovani e appassionati, trasformando lo sport in momento di aggregazione serena anziché di timore.

Un’innovazione chiave, proposta e accolta dal Segretario Rossano Fabbri, estende il divieto anche a chi compie violenze su animali, norma più avanzata di quella italiana, poiché la brutalità non conosce confini e può evolvere da abusi su creature indifese a minacce umane.

Tuttavia, la sfida non si ferma qui. L’odio dilaga online attraverso minacce, disinformazione e contenuti incendiari che generano tensioni reali.

È urgente avviare un dibattito su un “DASPO digitale” per bloccare chi diffonde sistematicamente odio, riconoscendo che la violenza assume forme fisiche, culturali, verbali e virtuali.

La lotta richiede regole ferree unite a un’educazione diffusa. La politica sammarinese deve schierarsi per il rispetto, difendendolo nei confini nazionali e nel cammino verso l’integrazione europea.

San Marino non sarà un’eccezione, ma un modello di civiltà.

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