L’intervista rilasciata da Roberto Savi a Belve Crime ha riacceso il dibattito sulla Banda della Uno Bianca e sui suoi presunti legami con apparati dello Stato. Le dichiarazioni dell’ex capo della banda, recluso da 32 anni, hanno attirato l’attenzione della Procura di Bologna, che sta riaprendo le indagini per verificare eventuali complicità esterne.
Gli avvocati dei familiari delle vittime, Luca Moser e Alessandro Gamberini, hanno annunciato un’istanza ai magistrati per chiedere un nuovo interrogatorio a Savi. Particolare attenzione sarà dedicata alle affermazioni riguardanti Pietro Capolungo, il carabiniere in pensione ucciso il 2 maggio 1991 nell’armeria di via Volturno a Bologna. Nell’intervista televisiva, Savi ha sostenuto che Capolungo doveva essere eliminato perché “era un ex dei servizi segreti dei carabinieri”.
Gli avvocati hanno notato un’apparente contraddizione nel comportamento di Savi durante l’intervista. Inizialmente dimesso e poco lucido, l’ergastolano ha però mostrato straordinaria precisione nel descrivere particolari specifici di delitti attribuiti alla banda, incluso il duplice omicidio dell’armeria.
La reazione del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, è stata particolarmente dura. Ha definito “patetico e telefonato” ogni tentativo di riaprire scenari già affrontati nei processi, affermando che le insinuazioni di Savi offendono le famiglie delle vittime e il Paese intero.
Anche Ludovico Mitilini, fratello di Mauro, uno dei tre carabinieri uccisi dalla Uno Bianca al Pilastro il 4 gennaio 1991, ha criticato l’apparizione televisiva. Ha sottolineato la presenza di “messaggi subliminali” e “segnali inquietanti” nelle dichiarazioni di Savi, chiedendo chiarimenti sulla presunta rete di protezione della banda e sulle circostanze dell’arresto.


