Una donna di 33 anni, residente a Rimini, è finita sotto indagine nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Ancona sulla cosiddetta truffa del “mi piace”. Secondo quanto emerso, il meccanismo partiva da un annuncio su TikTok e prometteva denaro facile in cambio di video su YouTube da guardare e mettere like, con piccoli compensi iniziali per conquistare la fiducia delle vittime.[4][8]
Dopo il primo contatto, gli utenti venivano indirizzati su WhatsApp e poi in un gruppo Telegram, dove ricevevano istruzioni operative. Per aumentare i guadagni veniva richiesto anche un versamento di alcune centinaia di euro per entrare nel “team”, oppure l’esecuzione di bonifici in transito su altri conti, trattenendo una commissione.[4][8]
La 33enne, assistita dagli avvocati Stefano Caroli e Sofia Tosi, ha riferito di aver agito in buona fede, convinta di partecipare a un’attività lecita e di essere stata a sua volta raggirata. Alla polizia avrebbe mostrato anche messaggi minatori ricevuti dopo aver interrotto i contatti, con riferimenti ai suoi dati personali e minacce dirette.[4][8]
Le indagini restano aperte e, secondo gli inquirenti, il numero degli indagati potrebbe crescere. Nel frattempo, gli investigatori stanno ricostruendo la rete di contatti dietro chat e canali che spesso usano identità fittizie o rubate.[4][8]
Secondo le ricostruzioni disponibili, in alcuni casi il danno economico per le vittime può arrivare a migliaia di euro, dopo una prima fase di pagamenti reali e apparentemente affidabili, usati per alimentare la truffa.[2][4]


