San Marino. L’ASTROLABIO – “Il Mistero Bulgaro” … di Augusto Casali

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La vicenda legata alla possibile vendita del 51% di Banca di San Marino al gruppo bulgaro Stracom Holding continua a produrre effetti politici, giudiziari e istituzionali, mentre all’opinione pubblica resta una sensazione di forte confusione.

I fatti ricostruiti finora indicano che l’accordo preliminare sarebbe stato firmato il 15 maggio 2025, con un versamento iniziale di circa 15 milioni tra caparra e anticipo, su un’operazione complessiva da 36,7 milioni tra acquisto delle azioni e ricapitalizzazione.

In seguito, la Banca Centrale della Repubblica di San Marino ha bloccato il perfezionamento dell’operazione dopo un’istruttoria durata mesi. Parallelamente, il Tribunale ha aperto un’indagine su possibili irregolarità, adottando anche misure cautelari poi venute meno nel tempo.

Il 7 febbraio 2026 il dirigente del Tribunale ha reso noto l’esistenza di un presunto “piano parallelo”, che coinvolgerebbe politici, associazioni private e uomini d’affari con l’obiettivo di delegittimare il Paese. Anche su questo fronte sono stati disposti ulteriori provvedimenti, poi ridimensionati da sviluppi successivi.

Il 14 febbraio un furto nel caveau della banca ha aggiunto un nuovo elemento al quadro già teso: secondo le cronache, i ladri sarebbero entrati nella sede centrale di Faetano e avrebbero aperto una quindicina di cassette di sicurezza, senza però sottrarre denaro.

Pochi giorni dopo, il 22 febbraio, il giudice d’appello ha disposto la scarcerazione dei coniugi Andrea Del Vecchio e Marina Manduchi e ha annullato anche l’ordine di arresto nei confronti del magnate bulgaro Assen Christov, ridimensionando di fatto l’impianto accusatorio.

Nel frattempo, in Consiglio Grande e Generale si è aperto il confronto sulla possibile istituzione di una Commissione d’inchiesta. Sono stati depositati tre distinti progetti di legge: il 18 febbraio da Alleanza Riformista, il 23 febbraio dai gruppi di opposizione e il 16 marzo dai gruppi di maggioranza.

La tensione è cresciuta ulteriormente il 1° aprile, quando è emerso che Stracom e Christov avevano annunciato l’avvio di un arbitrato internazionale contro lo Stato di San Marino davanti all’ICSID di Washington, chiedendo un risarcimento di almeno 150 milioni di euro.

Il governo ha replicato che si tratta di una questione privata, pur riconoscendo che un eventuale esito sfavorevole potrebbe avere ricadute sul bilancio pubblico.

A complicare il quadro è arrivato anche il capitolo europeo. Il 6 maggio la Bulgaria ha bloccato il via libera all’accordo di associazione tra San Marino e Unione europea, impedendo l’unanimità necessaria e rinviando tutto ai successivi passaggi in sede COREPER e poi nei parlamenti nazionali.

Il 14 maggio, infine, Christov ha inviato una lettera aperta ai segretari di Stato agli Affari Esteri e alle Finanze, chiedendo chiarimenti. Da Palazzo risponde che la partita resta di natura giudiziaria e che eventuali interlocuzioni devono passare dal Tribunale.

Restano così aperti i nodi più delicati: la trasparenza sull’operazione bancaria, le responsabilità politiche, gli effetti economici di un eventuale arbitrato e il riflesso della vicenda sul percorso di associazione all’Unione europea.

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