Le opposizioni sammarinesi tornano a sollevare dubbi sullo stato del percorso europeo e sui tempi della Commissione d’inchiesta sul cosiddetto piano parallelo, legando i due dossier a un quadro politico giudicato confuso e in ritardo.
In una conferenza stampa unitaria, Repubblica Futura, Rete e Domani Motus Liberi hanno criticato la linea del governo, parlando di distanza tra la realtà internazionale e la narrazione dell’esecutivo. Nicola Renzi ha chiesto quale sia, in concreto, la strategia della maggioranza, sostenendo che sull’Accordo di associazione con l’Unione europea servono più chiarezza e meno rinvii.
Per Renzi, la Commissione d’inchiesta resta lo strumento politico necessario per fare luce sulla vicenda, senza interferire con il lavoro della magistratura. Il capogruppo di Repubblica Futura ha insistito sul fatto che non bastano nuovi fascicoli o annunci, ma occorre un percorso trasparente capace di ricostruire responsabilità e passaggi istituzionali.
Giovanni Zonzini, per Rete, ha collegato la fase di stallo europea alle dinamiche interne della politica sammarinese, accusando la Democrazia Cristiana e gli alleati di voler guadagnare tempo. Secondo il segretario di Rete, i ritardi nell’avvio dell’inchiesta avrebbero l’obiettivo di allontanare nel tempo l’accertamento delle responsabilità politiche.
Fabio Righi, per Domani Motus Liberi, ha richiamato il governo a una maggiore assunzione di responsabilità e ha ribadito la richiesta di dimissioni del segretario di Stato competente. Per il capogruppo di DML, il problema nasce dentro il Paese e non può essere scaricato su presunte pressioni esterne.
Righi ha anche richiamato il caso Starcom, sostenendo che una multinazionale quotata non può essere trattata come un attore marginale e che ogni passaggio va valutato con attenzione. Nel complesso, le opposizioni vedono un nesso diretto tra la credibilità del percorso verso l’Unione europea e la capacità di avviare subito un’indagine politica chiara, senza ulteriori rinvii.


