In Commissione Consiliare il dibattito sull’informazione ha rivelato una spaccatura netta tra la difesa del pluralismo e la necessità di contrastare forme di comunicazione che minacciano la democrazia. Diversi consiglieri hanno evocato un “clima di terrore” che frena il Parlamento, con Lorenzo Bugli (Pdcs) che ha descritto paure di ritorsioni sui social, attacchi personali e vignette offensive dopo ogni intervento in Aula, rischiando di soffocare il dibattito politico libero.
Matteo Rossi (Psd) ha criticato una comunicazione “senza freni”, ossessionata dai clic e capace di alimentare odio verso le minoranze. Al centro della discussione, la linea di demarcazione tra giornalismo professionale e propaganda: Antonella Mularoni (Rf) ha insistito sul ruolo essenziale dell’informazione nella democrazia, auspicando un Ordine dei giornalisti a San Marino e minacciando un progetto di legge entro giugno se il Governo non agirà, inclusi tagli ai fondi pubblici per i diffusori di disinformazione.
Gerardo Giovagnoli (Psd) ha puntato il dito sulla crisi economica delle testate, sull’opacità dei finanziatori e sull’anonimato dei social, che avvelenano il dibattito pubblico. Il Segretario di Stato Luca Beccari ha chiamato a un’intesa comune, chiarendo che una regolamentazione non è censura ma via per trasparenza e obiettività. Ha sollecitato un ripensamento giuridico sulla diffamazione, spesso confusa con critica politica, e denunciato notizie “falsamente distorte” che alterano l’opinione su dossier cruciali come l’accordo con l’Unione Europea.


