Non è solo una questione estetica: il monitoraggio dei fabbricati degradati o potenzialmente pericolosi nella buffer zone del sito UNESCO Centro storico di San Marino e Monte Titano diventa ora un tassello centrale della strategia di tutela del territorio, della sicurezza pubblica e del patrimonio storico.
Con la nuova deliberazione approvata dal Coordinamento della Protezione Civile, su impulso della Segreteria di Stato per il Territorio, la Repubblica consolida il percorso avviato nei mesi scorsi con la delibera del 3 marzo 2026 sui fabbricati fatiscenti pericolosi per la pubblica incolumità. Nel mirino ci sono immobili abbandonati, edifici deteriorati e situazioni proprietarie complesse o, in alcuni casi, impossibili da ricostruire.
Il provvedimento rafforza le attività di vigilanza affidate all’UPAV, che dovrà intensificare i controlli sugli edifici ricadenti nell’area UNESCO, con particolare attenzione a sicurezza, manutenzione e decoro dei prospetti e delle strutture. L’obiettivo non è introdurre nuove regole, ma applicare con maggiore efficacia norme già previste dal Testo Unico dell’Edilizia e dell’Urbanistica.
Tra queste, l’articolo 56, che disciplina gli interventi urgenti nei casi in cui un manufatto rappresenti un pericolo per l’incolumità pubblica. La norma prevede l’obbligo per i proprietari di segnalare immediatamente le situazioni di rischio e consente, nei casi di assoluta urgenza, di intervenire anche senza autorizzazione preventiva per le sole opere provvisionali indispensabili a eliminare il pericolo. Nei casi più gravi, la Protezione Civile può ordinare sgomberi e disporre l’esecuzione dei lavori tramite l’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici, con addebito delle spese ai soggetti responsabili.
Accanto alla sicurezza, il nuovo indirizzo richiama anche il tema del decoro urbano. L’articolo 120 del Testo Unico impone che l’aspetto esterno delle costruzioni risponda a criteri di ordine e pubblico decoro e obbliga i proprietari a mantenere in buone condizioni prospetti, intonaci, infissi e tinteggiature. In caso di inerzia sono previste intimazioni, sanzioni e verifiche successive.
Particolare attenzione viene riservata agli immobili privi di proprietari o eredi identificabili. Si tratta di situazioni che hanno alimentato negli anni degrado e abbandono, con ricadute sia sulla sicurezza sia sull’immagine del Paese. Su questo fronte è stato già avviato un approfondimento tecnico e amministrativo per valutare, dove possibile, l’acquisizione degli immobili da parte dell’Ecc.ma Camera, così da consentirne la messa in sicurezza e un eventuale recupero per finalità pubbliche o di interesse collettivo.
La scelta di concentrare gli interventi nella buffer zone UNESCO risponde alla necessità di proteggere un’area di straordinario valore storico, culturale e paesaggistico. Per il governo, la tutela del patrimonio non può basarsi solo su grandi interventi di riqualificazione, ma richiede manutenzione costante, prevenzione e controllo diffuso. Un approccio che punta a rafforzare la cultura della cura del territorio e della responsabilità condivisa, considerata parte essenziale dell’identità della Repubblica.


