Chi ha davvero diritto al contrassegno disabili e quanti, invece, lo usano in modo improprio? La domanda, rilanciata nel gruppo Facebook “San Marino Risponde”, ha acceso in poche ore un confronto molto partecipato su controlli, abusi e disabilità non visibili.
A far partire la discussione è stato un post anonimo in cui un utente raccontava di notare spesso persone apparentemente senza difficoltà usufruire dei parcheggi riservati, mettendo in dubbio la correttezza di alcuni utilizzi del pass.
Da lì sono arrivati centinaia di commenti, tra indignazione, testimonianze personali e richieste di maggiori verifiche. In molti hanno però subito ricordato che non tutte le disabilità si manifestano in modo evidente.
Nel dibattito sono intervenuti familiari di persone autistiche, malati oncologici e pazienti con sclerosi multipla, fibromialgia o patologie respiratorie, sottolineando come sia possibile camminare senza problemi solo per brevi tratti, ma non sostenere percorsi lunghi o spostamenti faticosi.
Più di un utente ha richiamato l’attenzione sul rischio di giudicare in modo superficiale, osservando che la salute non si può valutare “a colpo d’occhio” e che il contrassegno viene assegnato anche per condizioni neurologiche, cardiache o oncologiche non immediatamente riconoscibili.
Accanto a questa posizione, però, è emerso anche il fronte degli abusi. Alcuni partecipanti, compresi titolari del pass, hanno segnalato l’uso del contrassegno da parte di parenti o familiari in assenza della persona avente diritto.
Secondo queste testimonianze, sono frequenti i casi in cui il pass viene esposto da chi accompagna genitori o nonni disabili, ma lo utilizza anche quando il beneficiario non è a bordo. Da qui la richiesta di controlli più severi e sanzioni più pesanti.
Nel confronto non è mancata nemmeno la proposta di aumentare i parcheggi riservati, con il richiamo all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle patologie croniche, che rendono sempre più necessario l’accesso facilitato.
La discussione, pur segnata da toni accesi e dall’anonimato del post iniziale, ha riportato al centro un tema delicato: il rispetto delle regole e la necessità di riconoscere che non tutte le disabilità sono visibili.


