San Marino, Bigi e la Cina – di Marino Cecchetti

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La Democrazia Cristiana di San Marino riscopre la figura di Federico Bigi nel trentennale della sua scomparsa, legandola indissolubilmente al riconoscimento della sovranità sammarinese da parte dell’Italia.

Bigi si attivò subito dopo i Fatti di Rovereta del 1957, ma per tredici anni la burocrazia romana oppose resistenza, nonostante i governi italiani guidati da democristiani. L’urgenza arrivò nel 1970: con la Dc italiana in calo, San Marino colse l’occasione del dialogo Italia-Cina.

Il 6 novembre l’Italia stabilì relazioni con Pechino; il 23 San Marino annunciò lo stesso passo. Il 6 maggio 1971, a Parigi, i governi di San Marino e della Repubblica Popolare Cinese firmarono un accordo di riconoscimento reciproco. Il 20 giugno, un alto esponente cinese visitò il Titano, scatenando un’eco mediatica enorme.

Roma capì il monito: rischiare che Pechino becomesse la prima a sancire l’indipendenza sammarinese. Il 10 settembre 1971, alla Farnesina, Aldo Moro e Bigi siglarono l’accordo tanto atteso.

Non senza motivo, la burocrazia italiana paventava complicazioni, come dimostrarono anni dopo i ministri Visco e Tremonti, e persino l’intervento europeo.

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