Mutonia verso la salvezza: il Comune ferma le demolizioni e riconosce “l’interesse pubblico” dell’opera

San Marino RTV
2 Min Read

Tra robot di ferro, roulotte riadattate e sculture costruite con i rottami, Mutonia da oltre trent’anni è uno dei simboli più riconoscibili della Romagna. Il villaggio artistico sulle rive del Marecchia, a Santarcangelo, è però da oltre un anno e mezzo al centro di un confronto politico e giudiziario sul suo futuro.

Nel gennaio 2025 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da Giorgio Ricci, cittadino clementino, mettendo in discussione la legittimità dell’insediamento. Da allora Comune, Regione Emilia-Romagna e altri enti hanno lavorato per mesi a una soluzione, fino alla decisione dell’amministrazione di riconoscere il prevalente interesse pubblico del campo artistico.

La svolta apre di fatto la strada allo stop definitivo delle demolizioni. Il passaggio formale arriverà in consiglio comunale il 19 maggio, ma l’orientamento appare ormai definito: secondo la conferenza dei servizi, non emergono motivi urbanistici, ambientali o paesaggistici tali da imporre la rimozione del parco.

Un ruolo decisivo lo ha avuto il riconoscimento del valore culturale e identitario di Mutonia. Tra i pareri acquisiti ci sono anche quelli dell’Accademia di Belle Arti di Viterbo e Ravenna, che hanno definito il sito un’esperienza artistica unica e non frazionabile, già affermata a livello nazionale e internazionale.

La mobilitazione in difesa dei Mutoid è cresciuta anche sul piano popolare. Una petizione ha superato le 10mila firme e, nelle ultime settimane, artisti, cittadini e associazioni hanno rilanciato gli appelli per salvare il villaggio creativo.

La soluzione individuata dal Comune non convince però tutti. Dura la posizione di Alleanza civica, che in consiglio comunale contesta il principio stesso della sanatoria di fatto: per il gruppo di opposizione, la vicenda Mutonia rischia di creare un precedente pesante, capace di giustificare altri abusi in nome dell’interesse culturale o collettivo.

Leggi l’articolo intero

Share This Article