L’omaggio al mese di maggio: le liriche e le canzoni

San Marino Fixing
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Il “Cantar Maggio” è una tradizione popolare che celebra l’arrivo della primavera, radicata nelle usanze celtiche ed etrusche. A Carmignano e Suvereto, gruppi di maggerini vanno di casa in casa con canti improvvisati, ottave poetiche e musiche, annunciando il risveglio della natura.

Questa festività evoca antichi riti fiorentini: giovinette con ghirlande di rose e ginestre danzavano in girotondo, mentre in piazza Santissima Annunziata si teneva un mercato rurale di tre giorni. Angelo Poliziano immortalò l’atmosfera nel “Ben venga maggio”, con giostre e gare per conquistare cuori.

Oggi, a Suvereto, l’evento riprende vita il 30 aprile e 1° maggio, grazie a figure come Benito Mastacchini, Gigi Staccioli e altri che negli anni ’70 rivitalizzarono il rito. È un viaggio tra poesia ottava e comunità maremmana.

Nella letteratura, maggio ispira metafore vivide. Enrico Pea lo invoca nelle “Fole” come portatore di speranze, fiori e pace. Haruki Murakami lo paragona a un frutto maturo, denso di profumi. Shakespeare, nel Sonetto 18, preferisce l’amata a un giorno estivo, coi venti che scuotono le gemme di maggio.

La musica amplifica il fascino: De André canta il maggio tragico in “La guerra di Piero” e quello ribelle in “La canzone del maggio”. Guccini, ne “La canzone dei dodici mesi”, brinda al “gonfalone amico” e alla rosa dei poeti, citando Cenne e Folgore.

Poeti italiani come Giorgio Caproni evocano serate lunari tra fieno e risate d’amore. Paolo Volponi lo descrive femmineo, con notti di verginità universale. Virgilio celebra campi erbosi e boschi fioriti, simboleggiando il mese più bello.

A San Marino, questa eredità toscana-maremmana invita a riscoprire ritmi antichi, unendo natura, poesia e festa.

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