Donald Trump ha ordinato alla Marina statunitense di aprire il fuoco e distruggere senza esitazione qualsiasi imbarcazione sorpresa a posizionare mine nello Stretto di Hormuz. Le navi dragamine americane stanno intensificando le operazioni di bonifica del corridoio marittimo, triplicando gli sforzi per riaprire il traffico petrolifero.
Il presidente ha rivendicato il controllo totale dello snodo strategico, dichiarandolo sigillato ermeticamente finché Teheran non accetterà un accordo. Il Centcom ha imposto a 31 navi di invertire la rotta o rientrare in porto, con la maggior parte che ha obbedito, nel quadro del blocco ai porti iraniani.
Da Teheran ribattono con fermezza: le Guardie Rivoluzionarie hanno sequestrato due imbarcazioni per violazioni delle norme marittime, tra cui la portacontainer Francesca della svizzera MSC, e diffuso un video del blitz. La Banca centrale iraniana ha incassato i primi proventi dei pedaggi imposti per il transito nello Stretto, mentre il capo della magistratura minaccia caos se gli Usa forzeranno il passaggio.
Intanto, i Marines hanno catturato nell’Oceano Indiano, tra Sri Lanka e Indonesia, una petroliera legata all’Iran diretta in Cina, accusata di contrabbando di greggio in violazione delle sanzioni.
A Washington, nella serata del 23 aprile, riprendono i colloqui diretti tra Israele e Libano. Beirut, guidata dal premier Nawaf Salam, chiede una proroga di un mese al cessate il fuoco di 10 giorni e insiste sul ritiro israeliano totale, sollecitando la Casa Bianca a moderare le pretese di Netanyahu.


