La Bulgaria ha bloccato il punto sull’Accordo di Associazione di San Marino con l’Ue dall’ordine del giorno del Coreper del 6 maggio, in pieno scontro sugli investimenti di Assen Christov e Starcom Holding AD.
I fondi di 15 milioni di euro della società bulgara restano congelati nelle banche sammarinesi da oltre un anno, dopo il fallimento dell’acquisizione del 51% della Banca di San Marino per 36,75 milioni.
L’operazione, siglata nel maggio 2025 tramite San Marino Group S.p.A., è stata stoppata da un’indagine per corruzione tra privati e dal rigetto della Banca Centrale sammarinese.
Christov accusa lo Stato di San Marino di violare il trattato bilaterale del 2007 sulla protezione degli investimenti, invocando trattamento equo, sicurezza e libero trasferimento dei capitali.
A fine aprile 2026, investitori bulgari hanno notificato formalmente la disputa, chiedendo il rispetto delle garanzie internazionali.
Funzionari di Sofia, sfruttando la loro posizione Ue, hanno imposto la pausa nelle trattative fino alla risoluzione, vedendo il caso come questione di Stato e non mera lite privata.
San Marino minimizza, definendolo un contenzioso commerciale senza impatto sulle relazioni bilaterali o sull’integrazione europea.
Dick Roche, ex ministro irlandese per gli Affari Ue, sottolinea che i BIT creano obblighi interstatali: la Bulgaria ha legittimo interesse a difendere i suoi investitori.
Christov resta aperto a soluzioni amichevoli, ma insiste sull’affidabilità di San Marino come piazza finanziaria.
Il Ministero bulgaro degli Esteri non commenta pubblicamente.
La mossa bulgara arriva mentre Sofia affronta caos interno pre-euro, con proteste, accuse di corruzione Ue e dimissioni del governo Zhelyazkov.


