Caso Bulgaro, Rete critica la linea del governo: “Responsabilità politiche gravi”

San Marino RTV
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Resta centrale il caso bulgaro nello scontro politico sammarinese. Dopo la conferenza stampa del Congresso di Stato, Rete rilancia accusando il governo di aver gestito male una vicenda che, secondo il movimento, sta rallentando l’accordo di associazione con l’Unione Europea per effetto del dossier Starcom-Banca di San Marino.

Per Emanuele Santi, la vicenda conferma i sospetti già espressi in passato: il gruppo bulgaro avrebbe mostrato una forte capacità di influenza sulla politica estera del proprio Paese, mentre sul fronte sammarinese emergerebbe il fallimento dell’azione diplomatica. Rete chiede chiarezza sul percorso dell’intesa con Bruxelles e parla di responsabilità politiche molto gravi per chi avrebbe sostenuto la vendita della Banca di San Marino.

Il partito alza il livello dello scontro anche sulla futura commissione d’inchiesta, contestando la scelta della maggioranza di farla partire solo da settembre e senza una composizione paritetica. Giovanni Zonzini parla del rischio di insabbiamento e di una lettura di parte, tornando anche sui riferimenti ai presunti “fighters” contenuti nelle carte dell’inchiesta e chiedendo di chiarire a chi si riferisse davvero quel passaggio.

“Per noi è un danno gravissimo per il Paese e il governo è del tutto inadeguato ad affrontarlo”, ha detto Zonzini, sostenendo che le iniziative diplomatiche fin qui messe in campo siano risultate inefficaci e invocando un’azione più incisiva a tutela dei diritti e della dignità di San Marino.

Durissimo anche Matteo Zeppa, che descrive un esecutivo “sotto scacco” di un imprenditore privato bulgaro e contesta sia i contenuti della conferenza stampa del Congresso di Stato sia l’atteggiamento della maggioranza in Consiglio. Rete accusa infine la linea del “non parliamone più” e critica la gestione politica complessiva della vicenda.

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